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Malaga e Costa del Sol – cosa si trova di VEG

Piano piano mi sono decisa a scrivere questo benedetto articolo :)

Non pretendo di essere esaustiva, ma certamente, visitando queste zone, potrete avere qualche suggerimento in più sul cibo veg. Io ribadisco la mia opinione per cui OVUNQUE, con le dovute accortezze e informazioni e cercando di comunicare, si può mangiare vegano e restare anche fedeli ai prodotti tipici locali.

Il mio viaggio si è diviso principalmente tra Marbella e Malaga … alla faccia della corrida! a Malaga ci sono almeno 4 ristoranti vegetariani con opzioni veg :)

Marbella

el estrech

El Estrecho – mi sono “limitata a provare qualche tapas”, in particolare una en salata de pimiento asado (peperoni grigliati e insaporiti) e un salmorejo (cioè il gazpacho tipico della zona, ho specificato che fosse senza uova e carne perché di solito li mettono come decorazione)

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Proprio vicino a dove dormivo, c’era un fantastico negozio di alimentari bio (con moltissime alternative vegan); come vedrete nella foto sotto, ho acquistato, tra le altre cose, del cioccolato e succo di cocco e di mandorla. Ho fotografato anche il contenitore del succo di cocco, perchè mi ha fatto troppo ridere! c’è scritto, in inglese “mai, mai e poi mai da concentrato – contiene potassio (non facciamo le cose a random!) – non è grasso (il che significa bikini friendly) ”  :smile:  Il negozio si chiama “BioNatura” e l’indirizzo esatto è: Felix Rodrí­guez de la Fuente. Edf. Berrocal, Marbella, Spain (vicino c’è anche un ristorante della catena di cucina thailandese PadThai con opzioni veg).

Come potrete constatare anche voi, esistono molti posti in cui lo spuntino per eccellenza è pane a cui si accompagna una salsa di pomodoro, olio extra vergine di oliva e sale. Costa pochissimo, è una cosa che li mangiano tutti ed è veg. Ci sono diversi tipi di pane, tra cui i bollitos (li vedete nella foto sotto). A Marbella li ho mangiati, per esempio, sulla via principale a La Ribera e anche a El Churros Paraquesol.

collage

A proposito di churros! Sono un dolce tipico fritto dalla forma allungata, che viene mangiato da solo o con la cioccolata calda. Dopo un po’ mi sono decisa a chiedere gli ingredienti: solo acqua e farina, eventualmente sale. Pensavo grondassero burro e uova e invece no… certo non sono la cosa più sana del mondo essendo fritti in olio, però non contengono derivati animali. Nulla vieta comunque di chiedere conferma :)

Nelle diverse taperie, cioè i ristoranti che fanno queste piccole porzioni a pochi € l’una, trovate diverse opzioni veg. fate attenzione però che in alcune può esserci yogurt e formaggio e non viene indicato. Alcuni esempi sono: guacamole (che conosciamo tutti, trovate anche la ricetta su questo sito), gazpacho (fondamentalmente una zuppa fredda di pomodoro, eventualmente con pane), pimientos asados (i peperoni grigliati appunto), champiniones ajilo (cioè funghi con aglio), patatas bravas (attenzione alle salse tipo maionese, le mettono sempre sopra!), patatas alioli ecc.

tapas

 Malaga

Qui ho SEMPRE mangiato in posti veg!

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El piano; è un grazioso ristorantino che fa anche take away, molto semplice con pochi tavolini. Mi ha servita una signora di una certa età disponibilissima. Ottimi dolci veg che rispettano la tradizione spagnola e diversi piatti, spesso cambiano di giorno in giorno, tutti VEGAN . Menu del giorno con gazpacho, 4 tapas a scelta, dolce e bibita a 10 €! decisamente conveniente! Il dolce era davvero ottimo (e lo sapete che io sono difficile con i dolci!): una sorta di tortino di carote e mandorle.

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187438-d2489546-Reviews-EL_Piano-Malaga_Costa_del_Sol_Province_of_Malaga_Andalucia.html

dolce

Vegetarian El Calafate; quando ci sono stata era pieno con un uovo! però ho aspettato  e … ne è valsa la pena. La qualità è quella di un ristorante spagnolo standard: ho preso un gazpacho, dei tacos con riso, verdure e salsa piccante e un caffè macchiato con latte di soia (ehm, ecco per loro il macchiato  il nostro caffelatte, sappiatelo!) . Il coperto includeva anche del pane. Totale: poco meno di 13€ con la bibita! Le porzioni sono standard e non in modalità tapas, non ho preso il dolce perchè quel giorno erano finiti. Comunque super promosso! :)

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187438-d1746451-Reviews-Vegetarian_El_Calafate-Malaga_Costa_del_Sol_Province_of_Malaga_Andalucia.html

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El Vegetariano de la Alcazabilla; come dice il nome, questo ritorantino è situato proprio sotto la Alcazaba e secondo me la cena nei tavolini esterni, soprattutto in estate è il top. Anche qui il prezzo è di poco superiore ai 10€ con la bibita e per me è stato un piatto con diversi assaggi vegan, molto sostanzioso e vario: dalle polpette di tofu alla paella vegana, dal mini spiedino di seitan aromatizzato, all’insalata mista cruda.

http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g187438-d1755919-Reviews-El_Vegetariano_de_la_Alcazabilla-Malaga_Costa_del_Sol_Province_of_Malaga_Andaluci.html

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Mercato di Malaga; mi sono alzata quasi all’alba per andarci … all’alba rispetto all’apertura degli altri posti naturalmente :) qui si trovano – oltre all’ottima frutta e verdura che gi´conosciamo- un sacco di frutti che da noi sono poco diffusi. Un esempio è la chirimoyas, ricca di vitamine A, B1, B2, C, proteine, potassio, calcio, ferro e fosforo e che, a quanto pare, risulta utile in caso di problemi cardiovascolari, ipertensione, colesterolo alto e anemia. Il sapore ricorda molto la vaniglia; a casa, tolti i semi, l’ho mangiata al naturale e anche frullata con qualche cucchiaino di cacao amaro! Ottima! Qui sotto la potete vedere appena comprata e anche preparata al cioccolato.

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Grissini senza lievito

"Il bisogno di certezza è sempre stato più forte del bisogno di verità." Gustave Le Bon

Come probabilmente ormai sapete, tutto ciò che è pane mi mette una certa apprensione, o ansia da prestazione. Questi grissini sono una bomba, fantastici e facilissimi da preparare.

Se siete a corto di pane e tempo fanno al caso vostro, perché -non avendo lievito- sono pronti in massimo un’oretta (se siete lentissimi a mettere insieme gli ingredienti).

Le dosi indicate sono per dieci grissini scarsi, quelli che io di solito preparo per accompagnare un pasto; vi avverto però: finiranno subito, quindi se avete tanti commensali (o pochi e golosi), raddoppiate o triplicate. Non so dire molto su quanto si conservino perché qui non hanno mai superato le 3-4 ore di vita.

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Ingredienti:

  • 150 gr di farina 1
  • 40 gr scarsi di acqua
  • 20 gr di olio di semi
  • 20 gr di olio e.v.o.
  • sale

Dopo aver pesato la farina, aggiungete il sale e poi gli ingredienti liquidi. Impastate fino ad ottenere una palla: non serve insistere troppo, una volta che il composto è omogeneo vi potete fermare.

Formate delle piccole palline, il più omogenee possibile per peso e stendetele a grissino e cuocete per 20-25 minuti a 200° (attenzione a tenerli controllati).

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Cheesecake bigusto al cioccolato e yogurt

"Immortale è chi accetta l'istante". Cesare Pavese

La cheesecake -soprattutto quella vegan- è certamente più laboriosa e costosa rispetto ad altre torte. Oltre a richiedere particolare cura negli ingredienti, prevede anche una certa attenzione nella “posa” degli strati e nella decorazione.

Ecco perchè mi piace l’idea di crearne nuove versioni sempre più specifiche e elaborate. Questa, in particolare, riprende la frutta secca in tutti i suoi strati (nocciole nella base e nel primo strato, mandorle nell’ultimo) e cerca di mantenere una nota di freschezza con lo yogurt e la frutta fresca decorativa. Bene, dopo tutta questa pappardella, ne approfitto del mio compleanno tra pochi giorni  per pubblicarla e vado a spiegarvi come l’ho preparata :)

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Premetto che le dosi sono per una tortiera di medie dimensioni (21 cm di diametro o poco più); questo perchè preparo più spesso le torte per la famiglia o per un ristretto gruppo e quindi preferisco limitare gli ingredienti … e gli sprechi!

Ingredienti:

per la base

  • 110 gr di biscotti secchi senza derivati animali, ormai se ne trovano ovunque di qualsiasi marca
  • 25 gr di nocciole
  • 40 gr di burro vegetale (o olio di semi, ma se fate questa scelta, aggiungetene poco alla volta e verificate la consistenza)

per lo strato al gianduia

  • 50 gr di cioccolato al gianduia senza latte (oppure di cioccolato fondente e nocciole)
  • 100 gr di panna vegetale, da montare per dolci
  • 55 gr di sciroppo d’agave
  • 180 gr di yogurt bianco di soia senza zucchero
  • 200 gr di tofu vellutato
  • 35 gr di maizena

per lo strato allo yogurt

  • 150 gr di yogurt di soia alle mandorle (io ne ho usato uno senza zucchero e con un ottimo gusto amaro alla mandorla; in alternativa potete usare uno yogurt bianco non zuccherato e aggiungervi delle mandorle tritate molto finemente)
  • 50 gr di sciroppo d’agave
  • 50 gr di panna di soia da montare per dolci
  • 15 gr di zucchero

Cominciate preparando la base: tritate nocciole e biscotti molto finemente, aggiungete il burro e amalgamate bene. Schiacciate il composto sulla base di una tortiera a cerniera, il cui fondo sarà stato coperto di carta forno. Se i posso dare un consiglio, cominciate con un cucchiaio, ma completate con le mani, che funzionano molto meglio per questo compito! A questo punto, livellate bene lo strato in modo che sia uniforme e mettete in freezer.

Passate al primo strato, tritando finemente il cioccolato al gianduia (o quello fondente più nocciole) e unitelo agli altri ingredienti, cioè panna, sciroppo d’agave, yogurt, tofu e maizena. Aiutatevi con un mixer in modo che sia uniforme e versatelo nella tortiera livellando bene. Mettete in frigo.

Per l’ultimo strato, stesso procedimento: amalgamate bene tutti gli ingredienti (yogurt, sciroppo, panna e zucchero) e versatelo nell tortiera livellando.

Accendete il forno a 180° e, quando ha raggiunto la temperatura, infornate per 20 minuti e poi per altri 20 abbassando a 160°.

Ho decorato con frutta di stagione (ribes rosso e bianco appena colto, pesche e fragoline) e con qualche foglia di menta e fiore del giardino. Come vedete qui sotto, si possono fare anche delle mini porzioni con l’aiuto di alcuni coppa pasta.

Buoni esperimenti in cucina! :)

Cheesecake mini

 

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Tortel di PATATE – dalla tradizione Trentina

"Ricordo i nomi che da bambino davo alle erbe e ai fiori nascosti. Ricordo dove si trova il rospo e a che ora si svegliano d’estate gli uccelli – e l’odore degli alberi e delle stagioni – che aspetto aveva la gente e come camminava; ricordo anche il loro odore. La memoria degli odori è molto tenace". John Steinbeck

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Questa ricetta l’avevo postata cento anni fa -no dai in realtà solo un paio ;) – in occasione della settimana online con E.V.A.(Aida Vittoria Eltanin, l’autrice di diversi libri di cucina veg e sensibilizzazione a questo stile di vita e di questo bel sito: http://www.vegan-in-italy.net/ ). Beh è ora di divulgarla a più non posso!

Anche perché la facevano anche le nostre nonne proprio così, in Trentino è un must assoluto, e vegano già in origine.

Come si prepara?

Mi sento sempre un po’ in un misto tra imbarazzo e grande rispetto nel cercare di pubblicare ricette che preparavano le mie nonne … le mie versioni rendono sempre meno di un decimo delle loro, eppure gli ingredienti sono gli stessi.

Per questo, per questa ricetta, non scriverò i soliti ingredienti in lista tutti precisi, ma proprio come fanno le nonne … uno scarabocchio su un quaderno e tanta capacità di andare a occhio ;) [sono la prima a entrare in crisi in questi casi, non temete!].

Dunque, in tutta la sua semplicità, prendete delle patate, lavatele bene e grattuggiatele; scolate l’eventuale acqua che si è formata e poi aggiungete un po’ di cipolla, due cucchiai di fecola (così è pure gluten free) e sale . Mescolate il tutto e mettetele dentro una teglia foderata di carta forno e unta d’olio. Coprite con del rosmarino, meglio se appena raccolto in rametti dalla pianta :)

Cuocete a 180°, finché non è bello croccante fuori e dorato.

Io poi l’ho farcito con il formaggino (questo:  http://www.veg-passion.it/formaggio-facile-di-cannellini/ ) e ho infornato ancora un pochino.

Allora ci provate anche voi? ;)

NB: io non ho messo la varietà di patate perchè non ho mai riscontrato particolari problemi… forse è stata solo fortuna? ;) sul web dicono pasta gialla o varietà Kennebec (ken cosa?? haha), per dovere di cronaca io riporto tutto.

Un’altra cosa: tendenzialmente a Trento il tortel viene fritto, ma non è un obbligo assoluto. In Val di Non è molto famosa la “torta di patate”, che altro non è che un tortel al forno. Mi piace il fritto, ma se posso evitare di “puzzare” tutta la casa come una rosticceria sono più contenta :)

 

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DAHL DI LENTICCHIE

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d’altri: osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è. (Marcel Proust)

Ho sempre amato questa frase e mai come oggi mi sembra attuale.

Adoro la cucina etnica e, in particolar modo, quella indiana. Il dahl è una preparazione delle lenticchie sugosa e saporita, che dà il suo massimo solo con la qualità giusta di lenticchie (quelle rosse, che cuociono in poco tempo e senza ammollo, vi allego la foto sotto). Nonostante la mia ricetta non pretenda di assomigliare neanche lontanamente a quella che preparano nel mio ristorante indiano preferito, la condivido qui. Perché la diversità è tuttora il patrimonio più grande che abbiamo e quello che più spesso disprezziamo.

Ingredienti:

  • 100 gr di carota
  • 4 gr circa di zenzero fresco sbucciato (oppure un po’ di zenzero in polvere)
  • 10 gr di scalogno
  • brodo vegetale
  • lenticchie rosse secche (almeno 200gr) – inutile dirvi che le migliori le ho trovate in un negozietto pakistano di alimentari snobbato dalla maggior parte miei concittadini
  • curry indiano
  • curcuma
  • pepe nero
  • prezzemolo o coriandolo fresco
  • olio e.v.o.
  • sale

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Tritate la carota, lo zenzero e lo scalogno molto finemente e saltatelo in padella per qualche minuto con un filo d’olio e un pizzico di sale; poi mettete da parte.

Fate bollire mezzo litro di brodo vegetale; a questo punto, versateci le lenticchie con le spezie e cuocete per circa 20 minuti a fiamma media e mescolando frequentemente. Se si dovesse asciugare troppo, aggiungete altro brodo.

Trascorso questo tempo, fate saltare il composto che avete ottenuto (e che non sarà troppo liquido) con il trito preparato in precedenza. Controllate che la cottura sia ultimata e servite con riso basmati in bianco (cercando di mantenere un po’ sugose le lenticchie), decorando con prezzemolo o coriandolo fresco tritato.

ps: attenzione a controllare bene la cottura, le lenticchie non devono diventare un purè … per quello ci inventiamo un’altra ricetta! :)

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Sandwich fast and furious

"-Ho bisogno di più tempo...
-Se vuoi del tempo comprati un orologio! " 
(Fast and Furious)

Questa ricetta nasce dalla mia totale incompetenza con pasta madre e simili (chissà se un giorno mi verrà la voglia di applicarmi!) e dalla mia scarsa pazienza quando ho fame … no dai, diciamo pure inesistente pazienza  :smile:  Vediamo come preparare un ottimo e originale sandwich -pane compreso-  in pochissimo tempo! Il “pane”, non lievitando ore, diventa più una sorta di pancake salato ai semi.

Ingredienti per il “pane”:

  • 200 gr di farina integrale
  • 50 gr di farina di ceci
  • 210 gr di latte di soia
  • 1 cucchiaino di semi di lino, papavero, sesamo (quello che vi piace)
  • qualche seme di coriandolo pestato
  • 100 gr di yogurt di soia non dolce
  • 65 gr gr di olio e.v.o.
  • lievito istantaneo in polvere (attenzione a non usare quello vanigliato!)
  • sale
  • curcuma e eventuali altri aromi a piacimento

Qualche idea per il ripieno:

  • pomodori freschi
  • insalata
  • patate lesse
  • rucola
  • paté di olive, maionese vegana o salsa di yogurt di soia (non zuccherato, con un po’ di sale e basilico, rucola, o erba cipollina tritati)
  • … quello che più vi piace!

Unite le farine con lo yogurt e il latte, poi aggiungete i semi, gli aromi e l’olio; infine salate e aggiungete il lievito, mescolando finché non risulta omogeneo.

Scaldate bene una piastra, una pentola aderente oppure una tostiera di quelle disposte orizzontalmente con la piastra… potete usare anche l’aggeggio per fare i waffles :)

Disponendo la pastella, cercate di dare forme regolari della stessa grandezza. Lasciate cuocere alcuni minuti, fino a quando non saranno ben dorati e non si staccheranno facilmente dalla piastra, cuocendoli da entrambi i lati.

Una volta che avrete cotto le due fette del vostro finto panino, potete farcirlo con gli ingredienti che preferite; io ne ho scritto quelli che ho utilizzato e che spesso abbiamo in casa  :smile:

Mangiatelo velocemente, perché appena fatto è davvero ottimo!

 

sandwich

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CRAPIATA DI MATERA

"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d’altri: osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è." Marcel Proust

Poiché credo molto nell’arricchimento che ci deriva dallo sperimentare cose nuove, anche molto diverse da ciò a cui siamo abituati, mi lancio in questa nuova sperimentazione molto lontana dalla mia cultura “nordica”  … la crapiata di Matera! (sperando che nessun Materano? la prenda troppo male se ho sbagliato qualcosa :smile:  ho cercato di documentarmi meglio possibile!). Si tratta di una zuppa molto ricca e davvero spettacolare nella sua semplicità! Ci vuole un giorno d’anticipo per mettere a bagno i legumi e un po’ di pazienza per raccogliere gli ingredienti, ma poi il risultato paga. E soprattutto … E’ STATA CONCEPITA GIA’ VEGANA  e la cosa mi strapiace <3crapiata 2

Ingredienti:

  • 470 gr di legumi secchi, in particolare: ceci, lenticchie, cicerchie, fave, fagioli, fave sgusciate, a cui va aggiunto del grano o del farro (30-40 grammi)
  • 500 gr di patate (forse nella ricetta originale vanno le patate novelle, ma io in casa non le avevo)
  • 2 cipolle
  • 1 porro
  • una manciata di pomodorini
  • 3 carote
  • olio e.v.o.
  • sale
  • opzionale: peperoncino, pepe, alga kombu (quest’ultima serve per insaporire ma soprattutto per evitare alcuni effetti spiacevoli che hanno i legumi sul nostro intestino :smile:).

Cominciate mettendo in ammollo gli ingredienti secchi con 24 ore di anticipo rispetto a quando intendete cominciare la preparazione. Cambiate alcune volte l’acqua, risciacquando i legumi e il farro/grano; se usate l’alga, mettetene un pezzetto in ammollo con il resto e poi eliminatela al termine delle 24 ore. Sciacquate ed eliminate l’acqua, poi mettete il tutto in una pentola insieme alle patate a pezzi e salate: io ne ho messe meta crude in questa fase, e metà già lessate poco dopo, così che una parte formasse una sorta di “crema” e un’altra mantenesse i pezzi nella zuppa, ma è una scelta assolutamente facoltativa. L’acqua che aggiungete per la cottura deve coprire di qualche centimetro gli ingredienti; cuocete a fuoco lento mescolando di tanto in tanto. Preparate le carote, le cipolle, il porro e i pomodorini e aggiungeteli alla zuppa dopo circa 45 minuti dall’inizio della cottura. Potete aggiungere anche un altro pezzo di alga kombu, che va tolta prima di servire la zuppa. Lasciate cuocere per un’altra ora, aggiungendo acqua calda solo quando vedete che si asciuga eccessivamente. Quando la cottura è quasi ultimata, aggiustate il sale e aggiungete eventuale pepe o peperoncino.

A questo punto, potete servire con un filo d’olio e.v.o. e gustare  :smile:

 

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Un week end a Ferrara: come sopravvive un vegano in Emilia Romagna :)

Il titolo del post è volutamente provocatorio: ormai -per fortuna- chiunque mangi veg, riesce a farcela praticamente ovunque. Volevo però raccontarvi le mie avventure (in termini di cibo) nei due brevi giorni in cui sono stata a trovare un’amica.

Durante la prima serata, ho avuto la possibilità di mangiare in un “all you can eat” a buffet vegano. Era dai tempi in cui sono stata in Svezia (2012) che non riuscivo a trovare un’opzione del genere… che per una mangiona come me è assolutamente conveniente! In altre parole, prezzo fisso e mangi quanto vuoi, bevande e dolci esclusi. Il posto in questione è “La Trattoria Vegana“, un delizioso spazio tutto decorato, in stile vecchia trattoria appunto. Purtroppo la qualità delle foto del cibo è un po’ bassina, perché ho usato il cellulare…  talvolta fare foto con la reflex in ristorantini tranquilli e intimi mi sembra risulti un po’ da pazza stalker :) Questi sono solo due dei piatti che che ci siamo riempite la mia amica ed io. Beh… cosa dire! C’era di tutto e di più! E, per buona pace dei combattenti contro seitan, tofu ecc, un uso molto limitato di questi ingredienti.

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Potete vedere, ad esempio, un’ottima zucca marinata (che io personalmente adoro!), carote, finocchi al curry, cipolline borettane agli aromi, cous cous alle verdure, riso basmati, pomodori ripieni …. Davvero un’ampia scelta e assolutamente libera!

Ho trascorso la restante parte della serata (e nottata!) al famoso festival dei Buskers, cioè gli artisti di strada. Un’esperienza davvero unica, che non c’entra molto con il cibo, ma che qualche foto la merita ugualmente  :smile

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Il giorno seguente, abbiamo deciso di passarlo al mare, in particolare al Lido delle Nazioni; non lo sapevo fino a quel giorno, ma oltre al regno della piadina è anche il trionfo del fritto e del colesterolo (ahahha!). Ecco … la piadina appunto. Pareva quasi una cosa blasfema chiedere una piadina vegana … e invece, ci fermiamo in un posto a caso ed eccola qui! La potete vedere anche in foto nelle “Speciali”, al farro e con le verdure. Certo, un po’ costosetta in confronto alle altre, ma direi che siamo sulla buona strada. C’è ancora qualche conservatore fedele allo strutto, ma anche compagnie più grandi come “Piadina Ciliegina” offrono l’alternativa; addirittura, prenotando, c’è anche la possibilità di portarsi via le dieci piadine artigianali al farro e senza strutto da preparare a casa.

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